Norme per quadri elettrici

La realizzazione di quadri elettrici deve essere conforme alle seguenti norme CEI:
– CEI 17-13-1 per apparecchiature assiemate di protezione e manovra per BT (apparecchiature soggette a prove di tipo AS ed apparecchiature parzialmente soggette a prove di tipo ANS);
– CEI 17-13-3 con prescrizioni particolari per apparecchiature assiepate di protezione e di manovra destinate ad essere installate in luoghi dove personale non addestrato ha accesso al loro uso (Quadri di distribuzione ASD);
– CEI 23-51 con prescrizioni per la realizzazione, le verifiche e le prove dei quadri di distribuzione per installazioni fisse, per uso domestico e similare.

La CEI 23-51 si applica ai quadri di distribuzione per installazioni fisse per uso domestico e similare realizzati assiemando involucri vuoti, conformi alla Norma CEI 23-49, con dispositivi di protezione ed apparecchi che nell’uso ordinario dissipano una potenza non trascurabile. Tali quadri devono essere:
– adatti ad essere utilizzati a temperatura ambiente normalmente non superiore a 25 °C ma che occasionalmente può raggiungere i 35 °C;
– destinati all’uso in corrente alternata con tensione nominale non superiore a 440 V;
– con corrente nominale in entrata non superiore a 125 A (vedi Nota 1);
– con corrente presunta di corto circuito nominale non superiore a 10 kA o protetti da dispositivi limitatori di corrente aventi corrente limitata non eccedente i 15 kA in corrispondenza del loro potere di interruzione nominale;

Se anche una sola delle condizioni indicate non dovesse essere verificata il quadro deve essere riferito alla Norma CEI 17-13/1 oppure 17-13/3 se il quadro è di tipo ASD.

Sui quadri, con corrente nominale monofase inferiore a 32 A, si devono effettuare soltanto le verifiche prescritte ai punti 1, e 11 della Tabella 1 della CEI 23-51, eccetto quando il quadro abbia masse, in tal caso si deve effettuare anche la prova 9 relativa all’efficienza del circuito di protezione.

Per quadri con corrente nominale maggiore a 32 Ampere ed inferiore a 125 Ampere si devono effettuare le verifiche e prove prescritte ai punti 1, 2, 3, 9 e 11 della Tabella 1 della CEI 23-51, tenendo conto delle indicazioni fornite dal Costruttore dell’involucro.
La verifica dei limiti di sovratemperatura può essere fatta in accordo con l’Allegato B della CEI 23-51.

Piano Casa Lazio scadenze

Gli interventi della Legge Regionale 21/2009 (Piano Casa Lazio), modificata dalla Legge Regionale 10/2011, di cui agli articoli 3 (Interventi di ampliamento degli edifici), 3 bis (Incentivi per l’adeguamento sismico degli edifici esistenti), 3 ter (Interventi finalizzati al reperimento di alloggi a canone calmierato attraverso il cambiamento di destinazione
d’uso da non residenziale a residenziale), 4 (Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici) e 5 (Interventi di recupero degli edifici esistenti) sono consentiti previa denuncia di inizio attività (DIA) ai sensi dell’articolo 23 del DPR 380/2001, fermo restando quanto dovuto a titolo di oneri concessori ai sensi della normativa vigente.

Scadenze di presentazione delle domande edilizie:

– Le domande per il rilascio dei titoli abilitativi degli interventi di ampliamento (articolo 3) possono essere presentate dal 15/09/2011 al 31/01/2015 (articolo 6, comma 4)

– Le domande per il rilascio dei titoli abilitativi degli interventi di cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale (art. 3 ter), demolizione e ricostruzione (art. 4) e recupero dei volumi accessori e pertinenziali degli edifici esistenti (art. 5), possono essere presentate dal 31/01/2012 (articolo 6 comma 4)

– I comuni possono, entro il 31/01/2012, individuare aree e/o immobili nei quali limitare o escludere gli interventi previsti dalla presente legge (art. 2, comma 4)

Distacco dalla caldaia condominiale

L’articolo 4 del DPR 59/2009 definisce i criteri generali e requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti, per gli edifici esistenti con un numero di unità abitative superiore a 4, e per potenze nominali del generatore di calore dell’impianto centralizzato maggiore o uguale a 100 kW, indicando come preferibile il mantenimento di impianti termici centralizzati laddove esistenti; le cause tecniche o di forza maggiore per ricorrere ad eventuali interventi finalizzati alla trasformazione degli impianti termici centralizzati ad impianti con generazione di calore separata per singola unità abitativa devono essere dichiarate nella relazione sui consumi energetici.

La relazione attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e relativi impianti termici, deve essere conforme all’articolo 28 comma 1 della Legge 10/1991.

Il distacco unilaterale del singolo condomino compromette quasi sempre l’equilibrio termico dell’edificio ed un aggravio di spese di esercizio e conservazione sui restanti condomini.

La soluzione migliore è quella di ristrutturare l’impianto termico predisponendo gli interventi necessari per effettuare la contabilizzazione e la termoregolazione del calore per singola unità abitativa. Ciò permette di aumentare enormemente il rendimento dell’impianto, ridurre le emissioni di CO2, limitare i consumi di combustibile e contabilizzare il calore usato dal singolo condominio, con enormi benefici economici.

Certificazione di resistenza al fuoco

La certificazione di resistenza al fuoco deve essere predisposta per gruppi di elementi riconducibili ad un elemento tipo. L’individuazione degli elementi tipo, per i quali si redige la certificazione, deve tenere conto delle effettive differenze funzionali degli elementi costruttivi che rappresentano (elementi portanti, separanti, portanti e separanti), di quelle tipologiche (travi, pilastri, solai, muri, ecc.), di quelle costruttive (elementi di acciaio, di calcestruzzo, di laterizio, di legno, ecc.), della metodologia di valutazione adottata (sperimentale, analitica, tabellare) e della classe di resistenza al fuoco richiesta.

La relazione deve almeno contenere: la descrizione dell’elemento tipo comprensiva delle dimensioni significative, dei materiali componenti, dello schema statico (se elemento strutturale) e dei sistemi protettivi se presenti, l’indicazione dei riferimenti tecnici a supporto delle valutazioni i dati tecnici ritenuti essenziali per la riproducibilità della valutazione, la classificazione determinata. Per quanto attiene ai riferimenti tecnici a supporto indicare:
– METODO SPERIMENTALE: gli estremi del rapporto di prova (se redatto in conformità alla Circolare n. 91 del 14/09/1961) ovvero gli estremi del rapporto di classificazione (se redatto in conformità al DM 16/02/2007) e dell’eventuale fascicolo tecnico reso disponibile dal produttore. Con questo metodo la valutazione dimostra l’applicabilità del risultato di prova all’elemento tipo in esame.
– METODO ANALITICO: gli estremi delle norme di calcolo adottate e gli estremi della qualificazione sperimentale dei sistemi protettivi se presenti. Se invece la prestazione dell’eventuale protettivo è determinata con riferimento alle norme di calcolo, il produttore dovrà dichiarare che il sistema protettivo garantisce le prestazioni definite nelle suddette norme, nonché i requisiti di aderenza e coesione per tutto il tempo necessario.
– METODO TABELLARE: le tabelle dell’allegato D del DM 16/02/2007 cui si fa riferimento.

Serra solare

Il Comune di Roma ha modificato i requisiti necessari per la realizzazione dei sistemi bioclimatici passivi (serre solari captanti) attraverso la Delibera del Consiglio Comunale DCC 7/2011 del 14/02/2011, introducendo nuove condizioni per l’ottenimento del relativo titolo abilitativo alla costruzione della serra solare.

I vincoli aggiunti sono più restrittivi di quelli previsti dall’articolo 12 della Legge Regionale 6/2008, che permetteva serre solari con vincolo di destinazione e diimensioni non superiori al 15% della superficie utile dell’unità abitativa realizzata, attraverso la dimostrazione del contenimento del consumo energetico conseguito, anche in conformità con quanto previsto dal D.Lgs. 192/2005.

La DCC 7/2011 specifica che i sistemi bioclimatici passivi, come le serre captanti, nonché altri spazi strettamente funzionali al risparmio energetico per la captazione e lo sfruttamento dell’energia solare e il guadagno termico solare negli edifici, non sono computati nel calcolo dei volumi e delle superfici utili lorde (S.U.L.) ammissibili, ma obbliga al rispetto delle seguenti condizioni:
– dimostrino, attraverso calcoli energetici che il progettista dovrà allegare al progetto, la loro funzione di riduzione del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale di una quantità pari ad almeno il 10%, attraverso lo sfruttamento passivo e/o attivo dell’energia solare;
– le dimensioni in pianta non siano superiori al 15% della superficie utile dell’unità immobiliare connessa o dell’unità edilizia oggetto dell’intervento;
– la formazione della serra non deve determinare nuovi locali riscaldati o comunque locali idonei a consentire la presenza continuativa di persone (locali di abitazione permanente o non permanente, luoghi di lavoro, etc.);
– i locali retrostanti mantengano il prescritto rapporto di illuminazione e aerazione naturale diretta;
– se dotati di superfici vetrate siano provvisti di opportune schermature e/o dispositivi mobili e rimovibili, per evitare il surriscaldamento estivo;
– il progetto deve valutare il guadagno energetico, tenuto conto dell’irraggiamento solare, calcolato secondo la normativa UNI, su tutta la stagione di riscaldamento. Come guadagno si intende la differenza tra energia dispersa in assenza del sistema bioclimatico e quella dispersa in presenza del sistema stesso;
– nel caso di serre solari, queste devono essere integrate prioritariamente nella facciata esposta nell’angolo compreso tra sud/est e sud/ovest.

Il Progetto di valutazione del guadagno energetico, redatto da tecnico abilitato esperto in Certificazione energetica, deve tenere in considerazione non solo la trasmittanza termica della nuova struttura disperdente ma anche l’irraggiamento solare in funzione della sua esposizione, calcolando la riduzione del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale conseguito sull’intera unità immobiliare.

Sportello rapido Vigili Fuoco

Questi sono gli orari di apertura dell’ufficio di prevenzione incendi dei Vigili del Fuoco.
Pratiche ordinarie: Lunedì e Giovedì, dalle ore 9.00 alle ore 12.00
Sportello rapido: Lunedì e Giovedì, dalle ore 14.45 alle ore 16.45

La mattina è possibile trattare tutte le richieste ed informazioni, mentre il pomeriggio solo le istanze riservate allo Sportello Rapido, qui sotto specificate:
– Rinnovo CPI ai sensi dell’articolo 4 dle DPR 37/1998, presentando l’originale del certificato
– Domande di esame di progetto per le seguenti attività:
• distributori di carburante
• impianti termici

Ampliamenti Piano Casa Lazio

La Legge Regionale 21/2009 (Piano Casa Lazio), modificata dalla Legge Regionale 10/2011, previa acquisizione del titolo abilitativo, consente interventi di ampliamento nei seguenti limiti massimi relativi alla volumetria esistente o alla superficie utile:
a) 20 per cento (20%) per gli edifici a destinazione residenziale, uni-pluri-familiari, per un incremento complessivo massimo di 70 metri quadrati (70 mq) di superficie, e comunque per ogni unità immobiliare dell’edificio dotata di specifica autonomia funzionale;
b) 20 per cento (20%) per gli edifici destinati alle strutture che prestano servizi socio-assistenziali di cui alla legge regionale 41/2003 (Norme in materia di autorizzazione all’apertura ed al funzionamento di strutture che prestano servizi socio-assistenziali), per un incremento massimo di 200 metri quadrati per l’intero edificio;
c) 20 per cento (20%) per gli edifici a destinazione non residenziale, per un incremento massimo di 200 metri quadrati di superficie per l’intero edificio; tali limiti sono aumentati al 25 per cento (25%), per un incremento massimo di 500 metri quadrati, in caso di destinazione per le attività produttive e artigianali;
d) per gli edifici a destinazione mista, residenziale e non, le percentuali ed i limiti massimi previsti dalle lettere a) e b) si sommano e vengono calcolati in relazione alla volumetria o alla superficie utile delle singole porzioni a differente destinazione.

Procedura denuncia impianti di terra

Ai sensi del Decreto del Presidente dell’ISPESL 07/07/2005 per ogni dichiarazione di conformità presentata all’ISPESL è dovuto un contributo forfetario in c/c postale pari a 30 euro finalizzato alla formazione e gestione dell’anagrafe degli impianti denunciati.
Dopo la campionatura, l’ISPESL procederà all’invio dei bollettini di pagamento delle proprie competenze ai vari utenti e successivamente darà comunicazione scritta o telefonica della data di verifica (le indicazioni tariffarie sono riportate in corrispondenza dei relativi servizi Decreto del Presidente dell’ISPESL 07/07/2005).

In ottemperanza all’articolo 7 del DM 37/2008, la modulistica necessaria per le nuove denunce di impianti di terra e protezione dalle scariche atmosferiche è la seguente:
– Modello di trasmissione dichiarazione di conformità (DPR 462/2001) compilato, datato e firmato in originale (non fotocopia) dal datore di lavoro;
– Dichiarazione di conformità (nuovo modello) firmata dal responsabile tecnico (vedi nota) e dal dichiarante;
– Visura camerale aggiornata all’anno in cui è stata presentata la domanda;
– Attestazione versamento bollettino postale € 30,00 (causale indicare: ”denuncia impianto di terra”).

N.B. Per “responsabile tecnico” si intende un dipendente della Ditta installatrice o un tecnico abilitato esterno alla Ditta stessa, purché, con “atto formale”, questa ultima ne abbia conferito il ruolo di responsabile tecnico.

Denuncia impianti di terra

Il DPR 462/2001 recante “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi” obbliga il datore di lavoro, entro 30 giorni dalla messa in esercizio del nuovo impianto di terra, ad inviare copia della dichiarazione di conformità rispettivamente ad ISPESL ed ASL competenti per territorio, ove non è presente lo Sportello Unico delle Attività Produttive.

Il presente regolamento disciplina i procedimenti relativi alle installazioni ed ai dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, agli impianti elettrici di messa a terra e agli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione collocati nei luoghi di lavoro.

L’ISPESL effettua a campione la prima verifica sulla conformità alla normativa vigente degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche ed i dispositivi di messa a terra degli impianti elettrici e trasmette le relative risultanze all’ASL o ARPA. Le verifiche sono onerose e le spese per la loro effettuazione sono a carico del datore di lavoro.

Non sono tenuti a presentare la dichiarazione i datori di lavoro che non hanno dipendenti, pertanto sono escluse le aziende a conduzione familiare ed i condomini senza dipendenti (esempio: portiere). Si assimilano ai dipendenti i soci lavoratori, gli stagisti o chi lavora per apprendere un mestiere.

La comunicazione è obbligatoria solo per i nuovi impianti, non è necessario l’invio della dichiarazione in caso di modifiche o ampliamenti dell’impianto, a meno che non vi sia un cambio di tensione di alimentazione (220, 400, 20.000 Volt) oppure un cambio d’uso del locale da ordinario a speciale, come ad esempio locali ad uso medico.

Scadenze per variazioni catastali

Aggiornamento dei dati catastali.
Le modifiche della ripartizione interna delle unità immobiliari oppure solamente della destinazione d’uso senza lavori di ristrutturazione, che in qualche modo influiscono sulla categoria, sulla classe o sulla rendita catastale, devono essere comunicate all’Agenzia del Territorio competente entro trenta giorni dalla fine dei lavori, ossia dal cambio d’uso senza ristrutturazione, come indicato nel Decreto Legge 4/2006.

Il Decreto Legge 4/2006 coordinato con la Legge di conversione 80/2006, all’articolo 34-quinquies comma 2 lettera modifica l’articolo 17 comma 1 lettera b) del Regio Decreto Legge 652/1939, convertito con modificazioni dalla Legge 1249/1939, ed obbliga a presentare le dichiarazioni relative alle mutazioni nello stato dei beni delle unità immobiliari già censite agli uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio entro trenta giorni dal momento in cui esse si sono verificate.