Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Giugno 2015 (Anno XII – Numero 5), consultabile in questa pagina web.
Un gruppo di attempati signori e signore del Centro Sociale Anziani, ma che nulla hanno di senile fuorché la data anagrafica, hanno messo in scena la scorsa settimana un’originale rappresentazione teatrale in dialetto nel teatro comunale. “’N-giru-vaghenno” è una simpatica sceneggiatura scritta e diretta da Carlo Marazza, dove una comitiva di giovanotti viaggia con la mente tra le proprie memorie, “sperénno .. repensènno .. recordènno”, cantando e raccontando una ricca serie di giochi, tiritère, cantasilene, fanfaluche, indovinelli, stornelli, senza tralasciare i passatempi, le chiacchiere in piazza e le storielle “de na vota”. La scenografia sul palcoscenico è rappresentata dalla fontana del paese vecchio, con una conca di rame appoggiata sul bordo e due archetti ai lati della piazzetta. Sembra proprio un vicoletto di “Casteju meju, bbeju tuttu vantu ..”.
A quel tempo non tutti avevano l’acqua in casa, e così la fontana nella piazza del borgo vecchio era un vero tesoro, quante “femmone pe via fore co le conche n’capu che porteanu l’acqua” mentre i ragazzini assetati “s’attaccanu ai pisciarej”. Seguendo i loro racconti ci si immerge in una realtà sconosciuta, sembra lontana anni luce, eppure si tratta di 60 anni fa, dove la vita era più difficoltosa ma nel complesso si stava bene.
Ad esempio per divertirsi ci si raccontava “nu ‘nduvinarju” come questo: “A vu che sete de Casteju, mo ve faccio nu ‘nduvinarju. Steteme bbene a sintì, e la resposta veneteme a dì. Capu bassu curu ajazatu, ficcaceju che n’è peccatu. Nè, né, né, né, ‘nduvinete sa cche d’è?”. Neppure io sono riuscito ad indovinare, chissà ora a cosa state pensando voi, ma è molto più semplice e visto che “v’ete tantu scervellatu, ma non ete ‘nduvinatu, vistu ch’è cucì, la resposta mo vengo a dì, .. è ju pède alla scarpa”.
E così via tra la fanfaluca della “frummica” e la cicala, la tiritera della “cavalla cioppa”, la cantilena di “piripicchio e piripacchio”, le scene scorrono veloci ma forse i momenti che mi sono rimasti più impressi sono quelli cantati, dove gli attori mostrano delle buone capacità melodiche. Mi ricordo che quando ero piccolo anche noi facevamo le conte per decidere il turno a nascondino, come questa: “Unu, dova, tre, circhi ju Papa, trovi ju re. Trovi ju re senza reggina, prigioniera alla cantina. A stu puntu sai che c’è .. a riscine tocca a tte”.
Insomma, questa vivace compagnia “te mittu addossu l’alligria”, e guai a chiamarli “vecchiarei” perché sul palcoscenico hanno dimostrato “de esse propriu chiattarej”, con uno spirito più giovanile di tanti adolescenti!

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