Olio di palma

Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Aprile 2017 (Anno XIV – Numero 4) intitolato “Olio di palma”.

Si è parlato tanto dell’olio di palma, inizialmente lodando le sue qualità, poi criticando gli effetti ambientali negativi dovuti ai metodi di produzione ed infine paventando i suoi effetti dannosi sulla salute. Cerchiamo di far luce sull’argomento riportando i pareri di diversi enti ed associazioni!

04/09/2015 – Consiglio nazionale dei chimici

I chimici spiegano che “l’olio di palma ha ottime proprietà tecnologiche, di conservabilità, di qualità, di sapore e anche di prezzo. A livello nutrizionale i valori di questo olio vegetale sono molto simili a quelli del burro. La chiave sta, come sempre, nella misura.”

13/11/2015 – Ministero della Salute

Il Ministero della Salute avvisa la “possibile presenza di colorante Sudan IV, vietato in Europa negli alimenti, in olio di palma proveniente dal Ghana via Olanda.”

25/02/2016 – Istituto superiore di sanità

L’Istituto di sanità sostiene che “l’olio di palma è un ingrediente largamente impiegato nell’industria alimentare e rappresenta una rilevante fonte di acidi grassi saturi. La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi al suo elevato contenuto di acidi grassi saturi rispetto ad altri grassi alimentari. Evidenze epidemiologiche attribuiscono infatti all’eccesso di acidi grassi saturi nella dieta effetti negativi sulla salute e, in particolare, un aumento del rischio di patologie cardio-vascolari. Per tale ragione, serve contenere il consumo di alimenti apportatori di grassi saturi.”

04/05/2016 – Efsa

L’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) afferma che “i contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute. Le sostanze si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200°C). I più elevati livelli di Ge, come pure di 3-Mcpd e 2-Mcpd (compresi gli esteri) sono stati rinvenuti in oli di palma e grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi.”

Il gruppo di esperti dell’Efsa sui contaminanti nella catena alimentare (Contam) ha spiegato che “ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo (Ge) sia genotossico e cancerogeno”, raccomandando ulteriori ricerche per colmare le lacune nei dati e migliorare le conoscenze sulla tossicità di queste sostanze, in particolare di 2-Mcpd.

11/05/2016 – Dipartimento Alimentazione, nutrizione e salute

L’Istituto superiore di sanità ricorda che “non esiste letteratura scientifica che affermi che i grandi consumatori di olio di palma hanno più alto rischio di tumore”, considerando che questi contaminanti si ritrovano anche in molti altri oli vegetali, e in alcuni prodotti alimentari trasformati.

28/07/2016 – Stiftung Warentest

L’associazione tedesca dei consumatori, Stiftung Warentest, ha testato 21 delle creme alla nocciola più diffuse, riscontrando che quelle con olio di palma contengono meno contaminanti di quelle che ne sono prive. Il loro suggerimento? Variare le proprie fonti alimentari ed evitare abusi.

22/11/2016 – Greenpeace

Greenpeace sottolinea l’importanza della sostenibilità ambientale, infatti per produrre l’olio di palma si disboscano e si incendiano intere foreste, portando alla perdita di biodiversità e minacciando gli ultimi rifugi di tigri ed oranghi, senza contare i danni causati sulla salute dalla densa cappa di cenere e fumo degli incendi, che uccide ogni anno circa 110.000 persone. Naturalmente questo prodotto è un motore importante dell’economia di alcuni paesi del Sud Est Asiatico. Non bisogna demonizzare ma nemmeno ignorare!

Serve fare in modo che le aziende si comportino seriamente, aumentando i controlli su tutta la filiera, per produrre finalmente l’olio di palma nel rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e delle comunità locali.

Chiarimenti sulla Contabilizzazione del calore

Il Ministero ha pubblicato a giugno 2017 alcuni chiarimenti sulla contabilizzazione del calore.
Il 30 giugno 2017 infatti era il termine ultimo per l’installazione dei sistemi di misurazione del calore negli edifici con riscaldamento centralizzato.
L’obbligo, nato con la direttiva europea sull’efficienza energetica 2012/27/UE, è stato recepito in Italia con il DLgs 102/2014. L’obiettivo è quello di misurare il calore consumato da ogni singolo appartamento, ripartire le spese di gas in base agli effettivi prelievi di calore, ed ottenere un risparmio energetico.
Devono essere installati i contabilizzatori di calore e le valvole termostatiche in ogni abitazione. Per gli impianti a diramazione orizzontale si prevede l’installazione di contacalore individuali dei consumi all’ingresso di ogni unità immobiliare. Mentre per gli impianti a colonna verticale si ricorrere all’installazione di ripartitori elettronici: rilevatori di consumi in corrispondenza di ciascun radiatore delle unità immobiliari.
La suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento deve essere realizzata in base alla norma tecnica UNI 10200.
Il DL 244/2016 (Milleproroghe 2017) ha prorogato al 30/06/2017 il termine ultimo per l’installazione delle termovalvole. Il mancato adeguamento a tale obbligo può comportare sanzioni dai 500 ai 2.500 euro per appartamento.
Link del Ministero sui Chiarimenti.

Dubbi su Attestato di Prestazione Energetica

L’attestato di certificazione energetica degli edifici (ACE) è stato trasformato in attestato di prestazione energetica (APE) dalla Legge 90/2013, che inoltre prevede il rilascio di questo documento per tutte le unità immobiliari costruite, vendute oppure locate. Da ora in poi attenzione ai contratti di locazione senza l’APE!

Cosa è l’APE?
L’attestato di prestazione energetica dell’edificio è un documento redatto nel rispetto delle norme contenute nel DLgs 192/2005 e rilasciato da esperti qualificati che attesta la prestazione energetica di un edificio e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica.

Serve allegare il libretto all’APE?
Si. Se il libretto della caldaia non è allegato all’APE in copia o in originale l’attestato energetico non ha più una validità di 10 anni, ma solo fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le operazioni di controllo di efficienza energetica, ai sensi del DLgs 192/2005 come modificato dalla Legge 90/2013 .

Quando è obbligatorio?
In tutti i nuovi contratti. Nel caso di vendita, di trasferimento a titolo gratuito o di nuova locazione di unità immobiliari, il proprietario è tenuto a produrre l’attestato di prestazione energetica. In tutti i casi, il proprietario deve rendere disponibile l’attestato di prestazione energetica al potenziale acquirente o al nuovo locatario all’avvio delle rispettive trattative e consegnarlo alla fine delle medesime.

Chi deve predisporre l’APE?
Il proprietario o costruttore. Nel caso di nuovo edificio, l’attestato è prodotto a cura del costruttore, sia esso committente della costruzione o società di costruzione che opera direttamente. Nel caso di attestazione della prestazione degli edifici esistenti, ove previsto dal presente decreto, l’attestato è prodotto a cura del proprietario dell’immobile.

L’APE deve essere spedito?
Si. La documentazione attestante la classe energetica dell’edificio, con il relativo libretto d’impianto, deve essere consegnata in formato cartaceo presso gli uffici della Regione Lazio.

Chi sono i certificatori energetici?
Solo i tecnici qualificati. Il tecnico deve frequentare un corso specifico di formazione (durata minima di 64 ore) oppure essere in possesso di uno dei titoli indicati nel DPR 75/2013, iscritto ai relativi ordini e collegi professionali e abilitato all’esercizio della professione relativa sia alla progettazione di edifici che di impianti, nell’ambito delle specifiche competenze a esso attribuite dalla legislazione vigente.

L’APE è obbligatorio per gli edifici pubblici?
Si. Tutti i contratti, nuovi o rinnovati, relativi alla gestione degli impianti termici o di climatizzazione degli edifici pubblici, o nei quali figura come committente un soggetto pubblico, devono prevedere la predisposizione dell’attestato di prestazione energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare interessati.

Normativa certificazione energetica

Le norme relative alla certificazione Energetica sono in continuo mutamento, ed è per questo che è stata creata la figura del Certificatore Energetico, cioè un tecnico qualificato e competente in tale settore.

La norma originale è la Legge 10/1991, poi affiancata dal DLgs 192/2005 modificato da tutta una serie di leggi (DLgs 311/2006, Legge 99/2009, Legge 56/2010, DLgs 28/2011, ..), fino ad arrivare al DPR 59/2009 ed al DM 26/06/2009. Ultima novità entrata in vigore è il DM 26/06/2015.

Questo fino al 2013, quando il DPR 75/2013 ha introdotto la figura ed i requisiti del Certificatore Energetico, mentre Il Decreto Legge 63/2013 convertito con modificazioni dalla Legge 90/2013 introduceva l’obbligo di allegare il libretto della caldaia al Certificato Energetico, e ribattezzando l’ACE in APE, cioè l’Attestato di Certificazione Energetica nell’Attestato di Prestazione Energetica. Questa trasformazione non è solo formale ma anche sostanziale, infatti l’attuale metodologia di calcolo della classe energetica sarà presto modificata da un ulteriore decreto per il recepimento della direttiva 2010/31/UE sul rendimento energetico in edilizia.

Novità Detrazioni edilizie – Cessione del credito

A Giugno 2017 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la nuova guida sulle detrazioni fiscali previste in caso di lavori di ristrutturazione edilizia. La novità maggiore è la cessione del credito per gli interventi su parti comuni. L’agevolazione fiscale per gli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall’articolo 16-bis del DPR 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi). Il beneficio fiscale inziale consisteva in una detrazione fiscale dall’Irpef del 36% delle spese sostenute per i lavori, fino a un ammontare complessivo massimo di 48.000 euro per unità immobiliare. Attualmente, per le spese effettuate fino al 31/12/2017 la detrazione è aumentata al 50%, con il limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. La legge di bilancio 2017 ha prorogato anche il bonus mobili, il cosiddetto sismabonus (fino all’85%), e l’acquisto del box. Link della Guida dell’Agenzia delle Entrate.

Viaggio nello spazio

Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Marzo 2017 (Anno XIV – Numero 3).

L’esperienza sulla stazione ISS di Samantha Cristoforetti è stata epica: la prima donna italiana inviata nello spazio con la missione “Futura” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Vediamo come è andata!

Cosa è l’ISS?
La Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station) è dedicata alla ricerca scientifica in condizioni di micro-gravità, ed è gestita congiuntamente da 5 diverse agenzie spaziali poiché i costi e l’organizzazione necessari sono enormi. E’ mantenuta su un’orbita ad un altitudine di 400 km e viaggia ad una velocità media di 27.000 km/h, girando 16 volte al giorno intorno alla terra. Dal 2 novembre 2000 è sempre stata abitata da cosmonauti, e dovrebbe restare in funzione fino al 2024.

Perché nello spazio?
L’uomo è curioso di esplorare l’ambiente che lo circonda, e proprio ampliando continuamente i confini della sua conoscenza, ha raggiunto lo spazio con i suoi infiniti orizzonti. La cosa buffa è che, come con la luce di un lampione nella notte fonda, più estendiamo la zona illuminata per conoscere i misteri che ci circondano, più grandi diventano i confini che rimangono in ombra. L’obiettivo della ISS è quello di sviluppare e testare tecnologie per l’esplorazione spaziale, in grado di mantenere in vita un equipaggio in missioni di lunga durata, nonché servire come un laboratorio di ricerca in un ambiente di microgravità, in cui gli scienziati conducono esperimenti avanzati di biologia, chimica, medicina, fisiologia e fisica.

Chi è Samantha Critoforetti?
Il suo curriculum è incredibile: nasce nel 1977, si laurea a Monaco in ingegneria meccanica, frequenta l’istituto aeronautico di Tolosa e consegue un master a Mosca, nel 2001 inizia la sua carriera di pilota in Aeronautica Militare presso l’Accademia di Pozzuoli, poi nella scuola di volo Euro-NATO negli USA consegue il brevetto di pilota militare, ed inoltre parla ben 5 lingue. Infine dopo questo lungo percorso, nel 2009 è selezionata, tra migliaia di aspiranti, come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e completa l’addestramento di base nel novembre del 2010.

Il viaggio nello spazio
Il lancio con la navicella Soyuz è avvenuto il 23 novembre 2014 dal cosmodromo di Baikonour, Kazakistan. Samantha ha trascorso quasi 200 giorni (7 mesi) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, tornando sulla Terra l’11 giugno 2015. E’ stata la prima missione di una donna italiana nello spazio ed il settimo astronauta italiano, dopo Umberto Guidoni, Paolo Nespoli, Roberto Vittori e Luca Parmitano.
Per raggiungere lo spazio bastano 8 minuti a bordo del veicolo Sojuz, dopo di che si spegne l’ultimo stadio del razzo e ci si trova in assenza di gravità: fluttuare nell’aria è un esperienza unica, con il cervello che ha la sensazione di essere in caduta libera, infatti serve tempo per abituarsi a queste condizioni particolari. Poi inizia la ricerca della ISS tramite i segnali delle antenne, l’unico piccolo puntino nel vuoto assoluto dove c’è aria, acqua ed amici: l’avamposto dell’umanità nello spazio. Nella stazione spaziale ci si muove nelle tre dimensioni, non esiste pavimento né soffitto, e in queste condizioni sono stati eseguiti 200 esperimenti delle varie agenzie che contribuiscono al progetto, tra cui il ritorno del flusso venoso al cuore, la stampa in 3d, la crescita delle piante, le capacità motorie, la perdita di tessuto osseo, le dinamiche dei fluidi e molti altri ancora.
La giornata tipo del cosmonauta è molto intensa, infatti ci si sveglia alle 7, si controlla l’agenda e si parte subito con un meeting d’aggiornamento, si devono fare almeno 2 ore di attività fisica, oltre alla necessaria manutenzione della stazione, e poi si lavora sugli esperimenti programmati. L’ambiente spaziale è avverso, non c’è aria o acqua oltre le pareti della stazione, quindi si ricicla tutto: si trasforma il caffé di ieri in quello di domani. Anche i rifornimenti di cibo sono pochi, infatti arrivano attraverso i veicoli ATV che possono trasportare fino a 7 tonnellate, per questo i pasti sono liofilizzati, oppure sigillati, raramente freschi.
Sopravvivere nello spazio è difficile, e la stazione ISS è come una palestra nella quale l’umanità si allena, con l’obiettivo di conoscere i problemi da affrontare e poter aumentare la durata delle missioni: questo è un viaggio molto lungo che un giorno ci permetterà di avventurarci nell’immenso universo che ci circonda!

Partono i lavori al ponte degli Arci

Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Gennaio 2017 (Anno XIV – Numero 2)  intitolato “Partono i lavori al ponte degli Arci”.

Ad inizio febbraio sono iniziati i lavori per la realizzazione del nuovo ponte degli Arci, un intervento finanziato dalla Regione Lazio con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 815 del 22/10/2009, nella quale si individua la Provincia di Roma come ente attuatore dell’opera e beneficiario del finanziamento approvato. Dai documenti di gara ho estratto alcune informazioni sull’opera che si sta realizzando, che riporto qui di seguito.
Attualmente esiste un problema di traffico e di sicurezza stradale subito a valle dell’abitato di Monitola, causato da tre restringimenti di carreggiata successivi che costringono i veicoli ad un senso unico di marcia alternato e che sono dovuti sia a delle preesistenze archeologiche di epoca romana sia alla ristretta sezione stradale disponibile sul ponte esistente, il quale risale alla seconda metà del settecento. Questo intervento dovrebbe consentire di risolvere tali problematiche evitando la formazione di lunghe code di veicoli nelle ore di punta, facilitare il collegamento con l’autostrada e garantire un adeguato livello di sicurezza stradale. In particolare le opere previste sono costituite da:
1. Ponte carrabile a due luci in struttura mista acciaio-calcestruzzo, per uno sviluppo di circa 150 m ed una larghezza di circa a 10 m, costituito da due corsie e banchine laterali (i marciapiedi sono stati eliminati dal progetto);
2. Regolarizzazione dell’alveo ordinario del Fosso d’Empiglione, mediante sistemazione con materassi e gabbioni, nel tratto a valle del ponte esistente per circa 200 m.
Con il nuovo ponte la viabilità sarà così modificata: due corsie per senso di marcia nella direzione di Tivoli, che permetteranno ai veicoli provenienti dall’autostrada sia di proseguire verso il centro storico sia di svoltare verso il quartiere degli Arci; la corsia interna consentirà ai mezzi provenienti dagli Arci di recarsi a Tivoli. Le automobili provenienti da Tivoli continueranno ad attraversere i due archi romani, superando prima il bivio per il quartiere degli Arci e quindi il vecchio ponte (a senso unico di marcia) sino ad innestarsi sulla viabilità esistente a ridosso dell’abitato di Monitola.
Lo schema originale dell’opera è stato pesantemente riveduto dopo la conferenza dei servizi, poiché la Sovrintendenza ha sollecitato la riduzione a due campate del ponte (prima era a tre) con il conseguente aumento dell’altezza delle travi, mentre il Comune di Tivoli ha richiesto di mantenere l’attuale viabilità tra i due archi romani per l’ingresso al quartiere Arci.
Questo progetto è adottato inizialmente dal Comune di Tivoli nell’ambito del procedimento Prusst nel 2002, poi la Provincia di Roma lo inserisce nel proprio Programma Triennale 2010-2012 delle Opere Pubbliche, il progetto è stato redatto dall’Ing. Massimo Lucianetti di “Prog.In Srl”, e dopo le conferenze di servizi svoltesi nel 2006 e nel 2009, il progetto esecutivo è approvato dalla Regione Lazio nel 2012, che ha stanziato il finanziamento per l’anno 2013, e poi programmato per il 2014 assegnandolo ad Astral. La somma prevista per l’opera ammonta a circa 10,5 milioni di euro, di cui 7,4 milioni per i lavori, 0,2 per gli oneri di sicurezza, 0,1 per la sistemazione degli acquedotti romani, 0,6 per le espropriazioni, 1,7 per l’iva. Infine nel 2015 è stato pubblicato il bando per l’affidamento dei lavori mediante procedura aperta, con aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, vinta dall’impresa castellana “Mario Cipriani Srl” con un ribasso del 32% ed un importo complessivo di circa 5,2 milioni di euro. Il cronoprogramma prevede 700 giorni di lavori, quasi 2 anni, e quindi dovremmo poter utilizzare il nuovo ponte ad inizio 2019.

Siamo proprio tanti

Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Dicembre 2016 (Anno XIII – Numero 11) intitolato “Siamo proprio tanti”.

L’andamento della popolazione mondiale è un dato importante, soprattutto in riferimento al nostro sostentamento, infatti il “Global Footprint Network”, organizzazione di ricerca internazionale, ha stimato che lo scorso 8 agosto 2016 avevamo già consumato tutte le risorse (frutta, verdura, carne, pesce, acqua e legno) che la terra poteva fornirci nel corso del corrente anno solare. Da quel momento in poi abbiamo iniziato ad intaccare le riserve del pianeta. Allora vediamo qualche dato!
Il numero di esseri umani viventi oggi sulla terra è 7,5 miliardi di unità. I paesi più popolati sono la Cina con 1,4 miliardi e l’India con 1,3, mentre gli USA hanno 325 milioni e l’Italia 60. Non è stato sempre così, infatti agli albori dell’agricoltura, circa 8.000 anni fa, il mondo contava solo 5 milioni di individui, cha hanno raggiunto durante l’impero romano circa i 200 milioni, con una crescita solo dello 0,05%, che fa impallidire il picco massimo raggiunto nel 1964 pari al 2,19% (44 volte superiore). Dopo le decimazioni dovute alla peste di Giustiniano nel IV scolo d.c. e alla peste nera del XIV secolo, agli inizi del XIX secolo si raggiunse la cifra di 1 miliardo di esseri umani. La rivoluzione industriale, i progressi della medicina ed il miglioramento della qualità di vita, favorirono l’aumento della popolazione che arrivò a 2 miliardi nel 1927 ed a 3 nel 1974. Dopo di ciò il tasso di crescita aumenta così tanto che ogni 12-13 anni si aggiungono 1 miliardo di individui alla popolazione mondiale. Le stime attuali prevedono un ulteriore incremento della popolazione, certo inferiore a quelli precedenti ma sempre molto alto, infatti arriveremo a 8 miliardi nel 2023 ed a 10 nel 2056. I continenti che sono cresciuti di più sono l’Asia, che sotto la spinta di India e Cina è passata da 1 miliardo di persone nel 1900 agli attuali 4 miliardi, e l’Africa che ha avuto una aumento dai 100 milioni dello scorso secolo agli odierni 900. Attualmente la popolazione mondiale si accresce di circa 80 milioni di individui all’anno, con un tasso percentuale pari al 1,13%. La densità di popolazione è interessante, le zone più popolose sono l’India con i suoi 446 esseri umani per Kmq (per chilometro quadrato), il Giappone con 336, il Pakistan, la Nigeria ed anche l’Europa con 309, l’Italia ha 203 perone per Kmq mentre la Cina 147.
Una domanda molto curiosa è quante persone sono vissute sulla terra finora? Io immaginavo qualche miliardo, invece no! La maggioranza delle stime eseguite riporta che gli individui, si può parlare anche di nostri antenati, che si sono avvicendati su questo mondo dai tempi dell’Homo Sapiens (circa 50.000 anni fa), hanno raggiunto la strabiliante cifra di 110 miliardi di vite, e quindi la popolazione attuale è solo il 6% di quella vissuta finora. Quanti individui si sono alternati in tutto questo tempo dando ognuno il suo personale contributo allo sviluppo della civiltà umana! La somma di quelle azioni ha prodotto il mondo che conosciamo ora e la società nella quale oggi viviamo, così come i nostri singoli comportamenti produrranno effetti in epoche così lontane che noi neanche immaginiamo. Una curiosità divertente: il numero delle donne e degli uomini è quasi uguale, quindi è sfatata la leggenda per la quale ci sono 7 donne per ogni uomo, che infatti derivava da un episodio biblico citato nel libro di Isaia, che prevedeva tale evento a seguito delle lunghe battaglia tra Israele e la Siria.
Un dato importante da considerare è l’evoluzione dell’età media della popolazione mondiale che fornisce l’indicazione sull’invecchiamento della popolazione stessa. Infatti se nel 1950 l’età media della popolazione mondiale era 23 anni ora abbiamo raggiunto i 29 anni. Le aree sviluppate arrivano a 42 anni (più vecchi), quelle meno ricche a 29 ed infine quelle povere a 20 (più giovani). Ad esempio la Cina ha un età media pari a 37 anni, gli USA a 38 e l’Italia addirittura 46, mentre per l’India è solo 27 anni. Per questo motivo si stima che nell’anno 2020 il numero dei 60enni supererà quello dei bambini con meno di 5 anni, generando una serie di conseguenze sui sistemi sanitari e pensionistici nazionali.
Insomma, la popolazione umana mondiale cresce velocemente consumando più risorse di quelle che il pianeta può produrre, e per evitare il collasso del sistema serve rimodulare i comportamenti umani, da una parte investendo nel controllo delle politiche demografiche, e dall’altra nel ridurre i consumi d’acqua, di cibo, di carne, d’energia, nel diminuire gli sprechi ed i rifiuti prodotti, nel differenziare e riciclare, per ritrovare quel punto d’equilibrio con il nostro pianeta, che abbiamo superato da molto (lo scorso 8 agosto abbiamo già consumato tutte le risorse annuali disponibili!).

Novità UNI 7129-2015

Novità UNI 7129-2015
Le principali novità introdotte dalla UNI 7129-1 pubblicata nel 2015 sono:
– l’introduzione di nuovi materiali (giunti a pressare, sistemi multistrato, sistemi PLT-CCST);
– una migliore identificazione delle “zone contatore” (PdR) di pertinenza dell’impresa distributrice e di pertinenza dell’utilizzatore finale (nuove figure rappresentanti il rubinetto “punto di inizio” a squadra in modo da chiarire che non necessariamente il rubinetto deve essere dritto);
– le nuove modalità di installazione di “asole tecniche ad uso promiscuo”, manufatti orizzontali o verticali nei quali possono essere alloggiati anche altri servizi;
– la riduzione dei tempi previsti per il collaudo degli impianti e l’inserimento di una maggiore tolleranza nella lettura. In tal modo è stato acclarato che la tolleranza assoluta non esiste.

Le più importanti modifiche alla UNI 7129-2 pubblicata nel 2015 riguardano:
– installazione di apparecchi di tipo B11 in locali ad uso bagno e gabinetti;
– installazione di apparecchi di tipo B11 in presenza di apparecchi alimentati a combustibili solidi;
– è vietata l’installazione di apparecchi alimentati a GPL in locali con pavimento al di sotto del piano di campagna;
– razionalizzazione della struttura e delle formule di calcolo delle aperture di ventilazione ed aerazione.

E’ stata introdotta la nuova UNI 7129-5:2015 su “Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione – Progettazione, installazione e messa in servizio – Parte 5: Sistemi per lo scarico delle condense”. La norma si applica agli impianti domestici e similari per l’utilizzazione dei gas combustibili appartenenti alla I, II e III famiglia secondo la UNI EN 437 ed alimentati da rete di distribuzione di cui alla UNI 9165 e UNI 10682. La norma definisce le modalità per la raccolta e lo scarico delle condense prodotte dai generatori di calore a condensazione e a bassa temperatura e quelle che si formano nei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione.

Riferimenti normativi
UNI 7129-1:2015 – “Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione – Progettazione, installazione e messa in servizio – Parte 1: Impianto interno”del 01/12/2015. La norma si applica agli impianti domestici e similari per l’utilizzazione dei gas combustibili appartenenti alla I, II e III famiglia di cui alla UNI EN 437 ed alimentati da rete di distribuzione di cui alla UNI 9165 e UNI 10682. La norma fissa i criteri per la costruzione ed i rifacimenti di impianti interni o parte di essi, asserviti ad apparecchi utilizzatori aventi singola portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.

Pavimento radiante con pompa di calore

Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Gennaio 2017 (Anno XIV – Numero 1) intitolato “Pavimento radiante con pompa di calore”.

Quando l’uomo ha scoperto come controllare il fuoco, per cucinare e per riscaldarsi, la sua capacità di sopravvivenza è aumentata notevolmente. Da quei tempi lontani l’umanità ha fatto notevoli progressi nello sviluppo dei sistemi di riscaldamento, siamo passati dal camino a tiraggio naturale, alle stufe a legna, alle caldaie a carbone, fino alla condensazione a metano, ed alle fonti rinnovabili quali la biomassa (termocamini e stufe a pellet), i pannelli solari termici, il teleriscaldamento e la geotermia. Nel nostro futuro ci sono sicuramente le pompe di calore ad energia elettrica abbinate ad un impianto di riscaldamento a pavimento, ma vediamo perché?
Cosa è la pompa di calore?
In parole semplici, la pompa di calore è una macchina in grado di trasferire energia termica dall’esterno verso l’interno (riscaldamento), oppure al contrario (raffrescamento), sfruttando un gas, che si comprime, si condensa in liquido cedendo calore, si espande assorbendo energia, e poi inizia di nuovo il ciclo. La fonte d’energia è l’elettricità che serve per il funzionamento del compressore, dei ventilatori oppure della pompa, ma per ogni unità d’elettricità consumata, la pompa riesce a produrre fino a 4 unità d’energia, prendendo le 3 unità aggiuntive dall’aria esterna, che è come una sorgente “infinita” d’energia rinnovabile. E’ come se al supermercato si comprano 4 mele ma se ne paga 1 sola: potremmo chiamarlo il bonus 4×1, prendi 4 e paghi 1.
Perché l’energia elettrica?
Attualmente, come combustibile per la generazione del calore si utilizza principalmente il gas metano, per il suo basso costo e la sua facile disponibilità, che però è una materia prima fossile inquinante. E’ per questo motivo che si sta cercando di trovare alternative alle tradizionali fonti energetiche (carbone, metano, petrolio), concentrandoci su quelle rinnovabili, perché sono teoricamente “infinite” e diffuse su tutto il pianeta, come il sole, l’aria, il vento, il calore della terra ed il moto dell’acqua. Produrre l’energia elettrica con queste fonti, significa avere una sorgente d’energia rinnovabile e pulita da usare per il riscaldamento delle abitazioni.
Come funziona la pompa di calore?
Sono identiche ai famosi condizionatori d’aria che ben conosciamo, ma invece di avere come unità interna uno split, per la circolazione dell’aria calda o di quella fredda, si ha un componente che tramite uno scambiatore trasferisce il calore all’acqua invece che all’aria.
Impianto a pavimento radiante
Si conoscono molto bene i termosifoni a piastre oppure ad elementi (in ghisa o in alluminio), come pure si ha dimestichezza con gli aerotermii , termoconvettori ed i ventilconvettori, mentre si sente parlare meno di termostrisce, tubi alettati ed impianti a pavimento, utilizzati come corpi scaldanti per diffondere e distribuire il calore generato negli ambienti da riscaldare. L’impianto a pavimento radiante è costituito da uno strato d’isolante termico (in genere di polistirene) posto sopra il solaio portante del pavimento, dove sono posate delle tubazioni (in genere di polietilene reticolato PE-X) che sono poi annegate in un massetto di calcestruzzo scaldato appunto dall’acqua calda che circola all’interno dei tubi in plastica.
Vantaggi del pavimento radiante
L’impianto a pavimento radiante produce un benessere climatico enormemente maggiore rispetto ai radiatori tradizionali, perché il calore è diffuso omogeneamente dappertutto, non ci sono correnti d’aria, non ci sono gli ingombranti radiatori, e si riduce lo spostamento della polvere e degli acari. Questo sistema funziona con acqua calda a 35 °C, invece che a 75°C come nei comuni termosifoni, che permette già un risparmio del 15% sui consumi. Inoltre, se è abbinato ad una pompa di calore elettrica, che ha il suo massimo rendimento proprio a quelle temperature, i costi di riscaldamento si abbassano ulteriormente, perché si sfrutta l’energia “gratuita” dell’aria esterna e si attiva il meccanismo “prendi 4 e paghi 1”, con risparmi che possono arrivare al 75%. Questo sistema rappresenta il futuro negli impianti di riscaldamento: alta qualità, bassi consumi e minore inquinamento.