Qui sotto è riportato l’articolo pubblicato sul mensile “La Piazza” nel numero di Aprile 2014 (Anno XI – Numero 4) intitolato “Contabilizzazione del calore”.

I costi del riscaldamento degli edifici sono spesso causa di interminabili liti condominiali per la giusta ripartizione della spesa in rapporto ai benefici conseguiti. La contabilizzazione di calore può risolvere definitivamente il problema, infatti in questo modo si paga quello che si consuma e ci si riscalda solo quando serve, in pratica si uniscono i vantaggi del centralizzato (alta efficienza, unico impianto) alla flessibilità dell’autonomo (orari d’accensione variabili, temperatura regolabile a piacere). Vediamo di cosa si tratta!

Cosa è la contabilizzazione?
Il sistema di contabilizzazione individuale del calore permette di determinare la quantità di energia effettivamente consumata in ogni appartamento. In questo modo è possibile usare il riscaldamento quando serve, chiudendo i radiatori se si esce di casa, e pagando solo i propri reali consumi di gas. Inoltre è consentito mantenere acceso l’impianto in maniera continuativa, 24 ore su 24, con due livelli di regolazione della temperatura (diurno/notturno), come specificato nel DPR 74/2013.

Come si realizza?
In base allo schema impiantistico esistono diverse soluzioni tecnologiche, ma la maggior parte dei nostri edifici ha una distribuzione verticale del calore, cioè con più colonne montanti, ed in questi casi è necessario posizionare un ripartitore di calore (misuratore) ed una valvola termostatica (regolatore) su ogni radiatore, ed installare nel locale caldaia un sistema di misurazione dell’energia termica totale fornita al circuito d’acqua calda.

Cosa fa un ripartitore?
Il ripartitore elettronico di calore è in grado di rilevare la differenza di temperatura che esiste tra il termosifone e l’ambiente, e permette di stimare l’energia fornita dal radiatore alla stanza tramite l’utilizzo di opportuni algoritmi di calcolo.

Cosa è una valvola termostatica?
La valvola termostatica regola la temperatura all’interno di ogni stanza, interrompendo automaticamente l’afflusso d’acqua calda al radiatore quando si raggiunge la temperatura selezionata sulla manopola. La valvola è costituita da un elemento idraulico di intercettazione, un elemento di azionamento per regolare l’otturatore, ed un elemento termico sensibile alla temperatura.

Vantaggi rispetto all’impianto autonomo?
L’installazione di un sistema di contabilizzazione è molto più conveniente rispetto alla trasformazione dell’impianto centralizzato in impianti autonomi, questi sono i vantaggi per l’utente che mantiene la caldaia condominiale:
– si evitano i costi per i lavori di trasformazione;
– non serve rompere i muri ed i pavimenti;
– non si devono costruire nuove canne fumarie fino al colmo del tetto per ogni caldaia;
– non servono altre tubature per l’acqua ed il gas;
– la caldaia è professionale e la sua vita è più lunga;
– il rendimento è maggiore e si consuma meno gas;
– il costo della manutenzione è inferiore perché è suddiviso tra tutti i condomini;
– la responsabilità dell’impianto è dell’amministratore e la sicurezza è seguita con più attenzione.

Quanto costa l’intervento?
Un intervento di contabilizzazione del calore per singolo corpo scaldante e di regolazione ambiente con le valvole termostatiche installate su tutti i radiatori, costa circa 50 € per ogni valvola termostatica, 100 € per ogni ripartitore, e 3.000 € per il conta-calorie in centrale termica. Il risparmio sul gas è almeno di 150 € annui per condomino, ed il tempo di ritorno dell’investimento è di 5 anni.

Conclusioni
In conclusione la caldaia condominiale centralizzata con la contabilizzazione del calore è più efficiente, ha una maggiore sicurezza e le spese per la manutenzione sono miniori, inoltre i costi sono legati al consumo, ci si riscalda quando serve, si può regolare la temperatura di ogni stanza come si vuole, e se si effettua la sostituzione del generatore esistente con una caldaia a condensazione si possono sfruttare le detrazioni del 65% sulle spese sostenute!

7 Comments

  • E’ tanto vero quello che dice ,che negli adeguamenti di impianti esistenti la caldaia grande viene sostituita da piccole caldaie in cascata o gruppi frigo in parallelo in caso di raffrescamento centralizzato quella della maggior efficienza del grosso gruppo di generazione è verificata solo in letteratura teoria che non trova riscontro alcuno negli edifici residenziali in cui la richiesta di calore è sempre parziale . Mi dispiace contraddirla ma una persona competente dovrebbe avere il coraggio e l’onestà intellettuale di prendere atto dei cambiamenti sia tecnici che sociali. Saluti

    • L'esperto Ing. Fratini

      Risposta a Salvatore Pagano:
      Forse non ci siamo capiti bene, io mi riferivo al fatto che l’impianto centralizzato è migliore (per diversi motivi) rispetto a quello individuale autonomo, mentre sono daccordo con lei nel dire che i sistemi modulari sono ottimi ed efficienti, sono comunque classificabili come un’unica macchina suddivisa in moduli, infatti la centralina dell’unità master controlla tutti i slave.

  • Salve mi permetto di dissentire sulle sue considerazioni rispetto ai vantaggi di un impianto centralizzato che la portano a concludere che un impianto centralizzato è più conveniente rispetto ad uno autonomo.
    -Evitare costi spesso non significa risparmiare ,ma non investire ( anche se non cambia l’auto risparmia , eppure quando è ora giustamente lo fa.
    -Rifare l’impianto non significa rifare il classico impianto a radiatori esistono altre tecnologie.
    -Per alcuni generatori di calore è sempre consentito lo scarico a parete.
    -Una pdc non ha queste necessità.
    -Stiamo ragionando su caldaie che hanno a volte trenta e più anni con elevati costi di manutenzione-
    -Il rendimento come da allegato B DPR74 per una caldaia >400KW di quel periodo è molto inferiore rispetto ad una caldaia acquistata oggi, inoltre è opportuno considerare il rendimento globale stagionale dell’impianto e non il rendimento di generazione.
    Saluti

    • L'esperto Ing. Fratini

      Risposta a Salvatore Pagano:
      I sistemi centralizzati rispecchiano un semplice principio base, per il quale è meglio avere 1 macchina grande più che 10 macchine piccole che fanno lo stesso lavoro, e questo è ampiamente dimostrato e validato. Sulla contabilizzazione del calore ho ancora forti dubbi, dovuti prima all’idea che è sempre meglio prima diminuire i consumi aumentando l’isolamento termico degli edifici piuttosto che misurarli, e poi legati alle tipologie di impianti esistenti nei condomini, infatti spesso ci sono distribuzioni orizzontali (necessitano calorimetri su ogni radiatore) e non quelle verticali (serve solo un gruppo di misurazione per ogni abitazione).

  • DIMITRI FERRARI

    L’articolo è interessante ma gradirei sapere come ci si regola nella ripartizione delle spese nel caso di un condominio quasi interamente di seconde case (12 su 14). In questo condominio, ovviamente munito di valvole termostatiche e di misuratori di calore, le spese sono imputate per il 25% al condominio e per il 75% ai consumi. Sostanzialmente chi utilizza il riscaldamento è un solo condomino (l’altro utilizza stufette elettriche) e quindi si vedrà addebitare una cifra spropositata rispetto al consumo effettivo. Come si può ovviare in casi come questo ?
    Per assurdo, se nessuno accendesse il proprio riscaldamento a chi verrebbe imputato il 75% dei consumi?
    Grazie per l’attenzione e resto in attesa di cortese risposta.

    • L'esperto Ing. Fratini

      Risposta a Dimitri Ferrari:
      In questi casi conviene aumentare al 50% la percentuale di costi imputata al condominio.
      Se consuma un solo condomino, utilizzerà la quantità di gas necessaria per riscaldare solo casa sua, a meno delle perdite di calore per dissipazione verso le abitazioni non riscaldate, che sono comunque computate nel 50% dei costi del condominio.
      Se nessuno accendesse il riscaldamento, non si avrebbe consumo di gas, e le bollette sarebbero solo tasse addebitate al condominio.

  • L'esperto Ing. Fratini

    Per poter scaricare i fumi a parete è necessario avere una percorso dei fumi maggiore di 200 cm, quindi una profondità del balcone almeno di 130 cm, considerando 15 cm lo spessore del solaio e 70 cm la distanza verticale del terminale dal balcone.

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